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Godblesscomputers - Plush and Safe

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Godblesscomputers - Plush and Safe

“C’è in me una nostalgia di qualcosa che non esiste nella vita e nemmeno nella morte, un desiderio che su questa terra niente appaga, fuorché, in certi momenti, la musica, quando evoca le lacerazioni di un altro mondo.” (Emil Cioran)

Plush and Safe è una frase che ha colpito da sempre l’immaginazione di Godblesscomputers: è una quasi-citazione di Basquiat, quando ancora si faceva chiamare SAMO© e spargeva tag sui muri di SoHo e TriBeCa. Godblesscomputers è particolarmente affezionato a Basquiat, soprattutto in quanto iniziatore di un percorso di lunghissima durata relativo al lettering e alla street art e alle sue influenze sull’hip hop newyorkese degli anni ’70 e ’80.
La sua opera “Plush Safe he Think” raffigura la medesima frase scritta in maniera scabra e rabbiosa su un muro, in bianco e nero, accompagnata da un disegno stilizzato di un’auto.
“Plush” può significare “lussuoso”, ma anche “peluche”, “comodo”. L’opera è una voluta critica alla società newyorkese del tempo: se ti trovi a tuo agio, nella tua casa, con le tue comodità e le tue stabilità, puoi anche permetterti il lusso di pensare, di criticare. Letta in altro modo, la mancanza di stabilità e di sicurezza non ti danno la possibilità di fermarti troppo a pensare e diventano prerequisito per creare, motore per l’arte.
Godblesscomputers è stato per molto tempo ossessionato dal controllo: fino a quando si è accorto che il controllo assoluto di ciò che lo circondava era pura utopia.

Plush and Safe rappresenta proprio il contrasto tra la ricerca della sicurezza e del controllo e la presa di coscienza dell’impossibilità della cosa. Musicalmente, il beat serrato che spesso informa di se i brani (il ritmo inteso come segno affermativo, volontà) viene spesso interrotto da bolle di sospensione estremamente malinconiche (la consapevolezza dell’impossibilità). La costruzione dei brani è partita spesso da alcuni schizzi di Lorenzo stesso e i pezzi hanno avuto lunghissime gestazioni, pagine di diario sviluppate nell’arco di mesi, aggiungendo piccoli elementi di volta in volta.

Tra i brani prendono corpo molti personaggi, luoghi ed eventi autobiografici per Lorenzo Nada / Godblesscomputers, spesso evocati da field recording urbani e molto personali captati da Lorenzo stesso il quale non si muove mai senza il suo registratore digitale e la sua telecamera.
Anche le collaborazioni riflettono la volontà di Lorenzo di cercare stabilità raccogliendo attorno a se persone vicine e amiche: le 2 canzoni presenti “Clouds” e “Light is changing” vedono la voce di Francesca Amati degli Amycanbe, amica di lunga data di Lorenzo; Il progetto fotografico è a cura del romagnolo Gabriele Chiapparini amico d’infanzia; collabora all’album anche il polistrumentista Francesco Giampaoli (Sacri Cuori) anche lui parte della “famiglia allargata” di Lorenzo Nada.
È il primo lavoro dove Godblesscomputers si confronta con un disco di lunga durata. È il primo disco di Godblesscomputers ad essere pubblicato da LA TEMPESTA.

È un album fortemente autobiografico e riflette il periodo complesso che Lorenzo ha vissuto umanamente, emotivamente e professionalmente, dalla pubblicazione del precedente album “Veleno”, uscito nell’aprile del 2014. Dopo le grandi soddisfazioni europee (Boys Club di Berlino, EUROSONIC di Groningen, Le Point Éphémère di Parigi, B-Seite Festival di Mannheim) anche il nuovo tour di Lorenzo, curato da BPM Concerti, avrà un’ottica marcatamente internazionale.

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