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I melt - Il nostro cuore a pezzi

9.90

I melt – “Il nostro cuore a pezzi” (LTD-033/2009)

01) Anidride
02) La bella bambina
03) Il nostro cuore a pezzi
04) Raccontami il tuo inverno
05) Filo interdentale
06) Non mordo più
07) Varano di Komodo
08) Conforme al tempo e idoneo all’uso
09) Silenzio/Assenso
10) Ferragosto
11) Tornerò
12) L’ultima stella sopra Francoforte

Può una band avere un cuore collettivo? Un organo pulsante che risulta essere molto più della somma algebrica di quelli dei suoi componenti? Il nuovo disco dei vicentini Melt sembra scaturire proprio da questa condizione: emozioni scandite da un sentimento totale, quello della band stessa, attraverso canzoni che non vogliono essere niente più di questo. “Il nostro cuore a pezzi” è, infatti, essenzialmente, un disco di canzoni. Brani che raccontano momenti bui, scaturiti da una realtà quotidiana che può rivelarsi infinitamente crudele, ma anche grandiosamente appagante. Sì, perché dalle tenebre emergono, nel disco, a tratti, spiragli di luce, quasi a lasciar intravedere una serenità a portata di mano, ma non ancora compiutamente raggiunta. “Stridente come luce che passa attraverso le crepe della mia oscurità”, come recita “Tornerò”. Musicalmente, Teo, Teno e Diego, con l’aiuto di Arc-en-ciel in cabina di regia, esplorano più che in passato nuovi lidi: il flusso sonoro assume un sapore acido, psichedelico, che alterna momenti concitati a pause di riflessione più intima. I tre masticano e risputano un bagaglio che copre tutto l’arco del rock “indie”, se ancora può valere questa definizione: dal brit pop à la Housemartins de “La bella bambina” alla deflagrazione di “Varano di Komodo”; dal punk di “Raccontami il tuo inverno” alla disperazione acustica di “Non mordo più”, passando per gli echi post-punk di “Silenzio/Assenso” e chiudendo con il disincanto pianistico de “L’ultima stella sopra Francoforte”. E proprio nella ballata conclusiva la band riprende un tema già affrontato nel precedente “L’intonarumori”, quello dell’industria culturale e del controllo delle coscienze da parte dei poteri occulti dell’economia e della politica. Una disillusione che diventa noise urticante in “Conforme al tempo” e che si esplicita nell’andamento frammentario di “Ferragosto”. E i momenti più alti del disco, come la title track, raccontano di un cuore rotto in mille pezzi e della ricerca affannosa per trovare la colla con la quale ricomporne i frammenti.

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